Il Disturbo Ossessivo Compulsivo è una condizione complessa che va ben oltre la semplice mania di ordine, pulizia e rituali che la persona vive come obbligatori. Si tratta di un disturbo profondamente invalidante che intrappola chi ne soffre in un ciclo continuo di pensieri angoscianti e comportamenti ripetitivi. Due sono i sintomi fondamentali attorno ai quali si incardina il DOC e si alimentano a vicenda:
- Le ossessioni, che sono pensieri, impulsi o immagini mentali intrusive e persistenti.
- Le compulsioni, comportamenti ripetitivi o azioni mentali (contare o ripetere formule per esempio) che hanno lo scopo di ridurre temporaneamente l’ansia causata dall’ossessione e/o prevenire l’evento temuto.
Tutto il disturbo ruota intorno al tema del controllo.
Uscire dalla gabbia è possibile. È molto importante nel DOC non fare un contratto di lavoro terapeutico sul sintomo, l’estinzione del sintomo è il punto di arrivo, non il focus del lavoro, altrimenti il pericolo è perdersi nel sintomo e rinforzarlo.
Il paradosso nel DOC, infatti, è che i sintomi sono dei salvavita intorno ai quali il paziente ha organizzato la propria possibilità di sopravvivere attraverso il controllo, ma in terapia il paziente chiede che gli venga tolto il suo salvavita in quanto disturbante. Allora bisogna uscire da questo paradosso e fare un percorso più lungo che attraversi le origini del sintomo e il bisogno di controllo che da lì è nato. Il DOC è una dipendenza, è un pensiero magico ed è più che mai fondamentale il rapporto di fiducia che si incardina tra paziente e terapeuta e l’esperienza di contatto tra loro che apre la possibilità ad un cambiamento.
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